L’URBANISTICA

Vogliamo che vengano definiti interventi, anche puntuali, innesti di trasformazione di aree più estese, facendo rinascere i cuori di una città fatta di numerose specifiche realtà urbanistiche e sociali. I piani urbanistici dovrebbero seguire alla definizione di una visione della città coerente, sfidante, adeguata alle sfide dei prossimi decenni. Se da un lato si recentemente approvato un piano dove la parola d’ordine è stato recupero, non si puo’ pensare che il recupero possa essere solo edilizio. La mancanza di un piano del traffico coerente, ad esempio, non permette di definire l’esatta necessità di collocazione delle zone di sosta nella cintura del centro, cosi’come la mancanza di una reale ed efficace pianificazione di rigenerazione urbana complessiva, ci fa trovare soluzioni estemporanee collocate in contesti poco razionali. Il Polo fieristico ad esempio è stato posto a nord della città, quando l’area dell’ippodromo potrebbe essere destinata, oltre che a nuovi servizi per lo sport, anche a fiere temporanee come PORTA DELLA TOSCANA con ampi spazi per manifestazioni anche di ampie dimensioni, sicuramente con maggiori potenzialità attrattive e rigenerative per l’area oggi abbandonata. All’interno dei macelli comunali dentro l’area del Forte San Pietro invece leggiamo dell’ennesimo polo tecnologico quando ancora non si sa a cosa destinare le funzionalità della Dogana d’acqua, struttura dedicata alla ricerca oggi semideserta. Ma l’aspetto più grave non si legge nelle proposte poco coraggiose o poco coerenti, si rileva nella totale mancanza di partecipazione ad un processo di progettazione che era partito addirittura nella precedente amministrazione. Mentre molte città creano degli Urban Center dedicati solo a gestire la partecipazione su questi temi, la partecipazione è stata vista come elemento di eccessiva democratizzazione delle scelte, e questo non è accettabile visto che questo era uno dei punti programmatici dell’amministrazione uscente. Vogliamo un vero Urban Center. La buona abitudine di “copiare gli esempi migliori” favorisce ed accelera la diffusione di un miglioramento della qualità urbana, vivibilità attrattività turistica industriale e commerciale come base della ripresa economica. Un nuovo piano strutturale deve essere affiancato poi da un nuovo ed adeguato regolamento per l’edilizia privata. Riteniamo particolarmente critiche poi le scelte relative alla volontà di creare un’area di riciclaggio vicino allo stadio (decisione successiva e contraria alle destinazioni del piano stesso), e la mancanza di una efficace progettazione del water front in assenza di viabilità davvero alternative al Lungomare che di fatto ha reso meno vivibile la città. Ma anche l’isolamento, la mancanza di coordinamento con l’area vasta sono un problema: Livorno non può pensare ad una riconversione industriale senza aver avviato le bonifiche mentre la mancanza di servizi adeguati nelle aree artigianali costituisce un limite ai nuovi insediamenti.